Il calcio perde 34 mila posti: la pirateria uccide il lavoro dietro la serie a
Tra il 2025 e il 2030 spariranno 34.012 posti nell’industria audiovisiva italiana. Colpevole? Lo schermo che ogni sera ci regala la partita gratis, ma senza pagare diritti. È la stima I-Com presentata ieri a Montecitorio: un crollo che inizia già il prossimo anno con 3.399 licenziamenti, 2.677 dei quali nella sola produzione tv e cinematografica. La platea dei tifentirappi, per intenderci.
Il conto lo pagano i 45enni (e non solo)
I numeri fanno male: ogni utente pirata costa 1.204 euro in media alle casse del sistema. Il picco si tocca tra i 45 e i 54 anni (1.507 euro), seguito a ruota dai 55-64enni. Tradotto: chi ha il decoder in salotto e il figlio che scarica link sul cellulare. Il danno non è solo economico. Sui siti illegali il “match” è sempre un doppio: prima ti offrono la Champions, poi rubano la tua mail, il codice della postepay e lo rivendono sul dark web. Malware, phishing, data-breach: il pacchetto completo.
Stefano da Empoli, presidente di I-Com, non usa mezzi termini: «È fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria, in particolare tra i giovani, i più penalizzati dalla perdita di posti di lavoro». La frase è un jolly: i ragazzi guardano streaming illese, ma saranno loro a non trovare più lavoro nel settore quando sarà crollato. Autogol generazionale.

La polizia postale alza l’allerta
«Bisogna stare alla larga dalla pirateria, c’è chi ingegnerizza le tecniche per renderci vittime di reati informatici», avverte Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale. Il messaggio è chiaro: dietro ogni link che “salta” il paywall c’è un bot che ti scheda. E mentre tu tifi per la tua squadra, qualcuno tifa per il tuo conto in banca.
Il governo prova a correre. Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sposta la battaglia sul fronte OTT: «Serve passare dalla logica delle multe alla responsabilità condivisa di piattaforme internazionali». Parole d’ordine: qualità, regole, intelligenza artificiale. Ma il tempo stringe.

Piracy shield: 101 mila siti abbattuti e non basta
Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, tira fuori il scoreboard: «Con il Piracy Shield abbattiamo un sito in 30 minuti se c’è evidenza forense. Abbiamo appena superato i 101 mila siti cancellati». Prima dello scudo, in dieci anni ne erano caduti 9 mila. La velocità è decuplicata, ma la pirateria corre più forte. È una gara di velocità senza traguardo.
Il calcio, intanto, perde colpi. Non solo in campo: fuori, si smantella l’intera catena del valore. Riprese, montaggio, grafica, giornalisti, operatori satellitari, tecnici dello streaming. Ogni gol rubato è un contratto che salta. E se la Serie A vuole continuare a pagare gli stipendi dei calciatori, dovrà prima salvare quelli di chi il calcio lo fa vedere. Altrimenti il prossimo derby si gioca nel vuoto.
